Sabato 18 aprile abbiamo documentato e portato a termine il primo giro delle tre casere.
Nadia, Sandra, Sara e Debora ci siamo trovate ore 8.00 a Seren del Grappa e ci siamo dirette alla località Stalle lasciando nel parcheggio vicino al torrente Stizzon i mezzi.
8.17 pronte a partire.

Parcheggio Stalle
Lo smartwatch segna come quota di partenza 394 m s.l.m.: si percorre dapprima un primo tratto sulla statale che porta al Grappa circa 300 metri, si passa il bivio della carreggiata che porta a San Siro, s’imbocca a sinistra la strada silvo-pastorale direzione Val Martina, Pian de Giacon.
Il percorso, lasciata la strada principale, si presenta subito piuttosto ripido con tratti in asfalto e cemento. Dopo circa 300 metri troviamo la prima struttura abitata saltuariamente, posta sulla sinistra del percorso in località “Da Pipeta”, appena sopra quasi nascosto dagli alberi ormai cresciuti fuori e dentro, si può notare il rudere che fungeva da stalla e fienile. Proseguiamo attraversando una piccola radura e poi entriamo nel bosco dove si ritorna a salire dolcemente fino alla località Busa, qui la strada sale in maniera decisa.
Facciamo breve sosta “Dai Scopei” per avvisare Remo, sentinella e vedetta della Val Martina, del nostro arrivo e dell’itinerario che vogliamo percorrere. Si riprende il percorso, incontrando il bivio che porta a San Siro e la strada per Borgo Sagrilot che decidiamo, però, di visitare alla fine della camminata e che sarà anche tappa di pausa pranzo.

Bivio per Borgo Sagrilot
Si prosegue perciò per le altre due casere, passando la località “Paset” e arrivando all’inizio del Pian de Giacon 645 m, dove prendiamo la strada a sinistra con il cartello che indica il divieto di transito ai mezzi motorizzati. Arrivate a questo punto inizia la maggior fatica del percorso, un’erta di circa due chilometri dove la pendenza è sempre costante e impegnativa su strada a tratti asfaltata a tratti sterrata a tratti in cemento con tornanti a scandire l’ascesa. Con passo regolare e costante, dopo circa 20 minuti a sinistra del percorso si nota il rudere detto di Bebi Iunti, un tempo casera estiva circondata dal prato, oggi pressoché inghiottita dal bosco. Si vedono ancora teleferiche e segni del disboscamento avvenuto qualche anno fa, ora la zona è ormai il regno incontrastato di rovi e cespugli.
Dopo circa 2 km dal bivio, l’erta finisce e la pendenza diventa meno impegnativa con qualche tratto in falsopiano o in leggera discesa che permette di recuperare un po’ di energie spese durante la salita.

Strada per Monte Avien
Ammiriamo così il bosco di faggi a destra della strada con gli alberi in piena ripresa vegetativa dopo il riposo invernale. Le foglie verdi già riescono a darci riparo dal sole anche se le chiome non sono ancora del tutto sviluppate.

Boschi lungo la strada

Tratto pianeggiante strada Monte Avien
Notiamo i canaloni che scendono dal monte con evidenti i segni del disgelo e dello scorrimento dell’acqua delle piogge, troviamo ancora qualche cumulo di neve quasi nascosto tra le foglie secche, a testimonianza che d’inverno la strada per i mesi più rigidi non è percorribile con mezzi.

Canalone lungo la strada
Arriviamo così alle casere dette di Checo De Conte 891 m circa, un tempo abitate come sosta di transumanza tra il Pian de Giacon e la Valdumela. Qui uomini e bestie si fermavano per qualche settimana di solito verso maggio-giugno, per fare il fieno. E’ da immaginare che qualche decennio fa le casere erano in mezzo a prati. Dove ora si vede il bosco c’erano praterie erbose che venivano tagliate prima di salire all’alpeggio di Valdumela. Una volta fatto il fieno contadini e vacche riprendevano la mulattiera per la Valdumela e val Storte dove vi erano i pascoli estivi (Malga Valdumela 1.163 m).

Casere Checo De Conte

Proseguiamo per la strada, si intravede, casera Bonani sulla sinistra, lasciamo la visita per il ritorno e proseguiamo per casera Checoni. Raggiungiamo il luogo dopo un’ora e cinquanta minuti dalla partenza della camminata a Stalle e circa 5,5 km. Breve sosta per vedere la struttura e il panorama attorno.


Casera Checoni
Si intraprende la strada a ritroso, dopo pochi minuti si raggiunge il bivio che porta a casera Bonani, saliamo la strada per 50 metri circa e arriviamo alla nostra seconda tappa, punto più alto del percorso 945 m.s.l.m., il tracker ne segnerebbe 964m.

Casera Bonani
Anche qui visita alla struttura e foto di rito.

Si ritorna ancora sulla strada principale e si comincia a scendere.
Arrivati alle prime casere incontrate in precedenza di Checo De Conte, decidiamo di scendere per il sentiero CAI 843 invece che ripercorrere l’erta di 2 km in discesa.

Il sentiero scende ripido per il prato poi sempre ripido entra nel bosco.
Qui il terreno è pieno di foglie secche circa 20-30 cm di foglie per cui si scende cautamente un passo dopo l’altro, non vedendo come è conformato il terreno e si tasta con le racchette se vi siano sassi o radici prima di appoggiare il piede.

Le foglie secche finiscono e il sentiero continua a scendere, si incontra un canyon lungo qualche metro, immancabile immortalarci in una foto.

Tratto di canyon sentiero CAI 843
Appena uscite dal canyon poco più avanti, sempre seguendo il sentiero, la natura ci regala un’altra chicca: un fazzoletto di prato con genziane fiorite dal colore blu cobalto che spiccano come gemme nell’erba. Anche qui le foto non possono mancare di fronte ad un’inaspettata sorpresa della natura!


Riprendiamo il percorso ora con tratti sassosi incontrando la carreggiata che porta al Col de Guiel, sbuchiamo sulla strada sterrata e, in effetti, a poche centinaia di metri sulla sinistra vediamo la casa, in passato residenza di Remo Scopel. Da qui Remo, alunno delle elementari, partiva ogni giorno per andare a scuola a Stalle, la località dove abbiamo lasciato l’auto.
Si continua a destra per raggiungere Pian de Giacon e concludere il giro ad anello, fin qui percorsi 10 km circa. Si prosegue ora per la strada fatta all’andata fino a borgo Sagrilot dove arriviamo dopo circa 1h30 di cammino da casera Checoni. (Soste per foto escluse)

Casera Borgo Sagrilot
Arrivati al borgo si visita il museo, facciamo pausa pranzo e sosta caffè, infine si riprende la discesa per Stalle. Nei prati di Borgo Sagrilot Nadia raccoglie cuori e foglie di ortiche per fare un decotto purificante per fegato e intestino (si lavano le foglie raccolte, si fanno bollire con acqua, si filtra il tutto e si beve). Sandra ci regala una ricetta di famiglia per il sugo ai fiori di tarassaco (si raccolgono i fiori, avendo cura di togliere il gambo che risulterebbe amaro. Si lavano e si strizzano bene, in una padella si soffrigge una cipolla con l’olio, si aggiungono i fiori di tarassaco sfilacciati e un po’ d’acqua per portarli a cottura, una volta cotti si frullano. A parte, sempre in padella, si rosolano dei cubetti di pancetta e si aggiungono ai fiori frullati, aggiungendo panna o latte per renderli più fluido il composto. Infine si condisce la pasta precedentemente cotta con il sugo così ottenuto, i fiori frullati si possono congelare in porzioni da utilizza successivamente finita la fioritura delle piante). Così chiacchierando arriviamo dai Scopei avvisiamo Remo che abbiamo concluso l’escursione e scendiamo alle auto.

Parcheggio Stalle
Dati tecnici dell’escursione.
Lunghezza rilevata 12,47 km con partenza da Stalle, salita per la strada silvo-pastorale del Monte Avien, ritorno per sentiero Cai 843 e dal Pian de Giacon si ripercorre la stessa strada dell’andata.

Tempo totale impiegato: 3H55 minuti escludendo le soste più lunghe.

Altimetria del percorso:
quota minima 394 m,
quota massima 964 m,
per un dislivello andata e ritorno di 1140 metri circa.
